5 additivi alimentari che ingeriamo spesso.

5 additivi alimentari che ingeriamo spesso.

Decifrare le etichette dei cibi è un gioco rischioso, dato che sono piene di parole spesso impronunciabili, sigle di componenti chimici che sembra possano ucciderci al semplice contatto e molto altro.

Avviciniamoci con cautela a 5 di questi strani componenti che arrivano, non invitati, tutti i giorni sulle nostre tavole.

Shellac – lacca da falegnameria

Questo prodotto è nato per le finiture del legno: viene usato per conferire al legno di mobili, chitarre, strumenti e altre cose la loro lucentezza. Non è molto noto, invece, che sia usato anche come additivo per il cibo.

Siete sicuri di voler sapere cosa è, esattamente, la lacca Shellac?

Bene: la Shellac deriva dagli escrementi dell’insetto tailandese “Kerria lacca”, tipico delle foreste.

La Kerria Lacca usa le sue deiezioni per attaccarsi agli alberi e alle foglie e, nei laboratori che poi producono la Shellac, degli addetti rimuovono il prezioso resto dai rami.

Uno dei campi d’applicazione della Shellac è la lucidatura della frutta: molti anni fa, nei negozi di frutta e verdura, si trovavano prodotti variegati per forma e misura, con un che di naturale che si è perso.

Quindi, per ottenere l’innaturale omologazione dei frutti, per renderli invitanti alla vista, si usa la lacca.

Cenere organica

Molte cose non sono esattamente come appaiono. Ad esempio lo zucchero che mettete nel vostro caffè non nasce bianco così come arriva nelle nostre bustine.

Quando inizia la raffinazione lo zucchero è marrone, ma questo è un colore “inopportuno” nel mercato alimentare. Per rendere il prodotto più accettabile la compagnie di produzione degli zuccheri usano un processo particolare per schiarirne il colore.

In alcuni casi si tratta di un processo chimico abbastanza standardizzato, ma se si tratta di zucchero di canna, la questione è un po’ diversa.

La Domino, la maggior casa produttrice Americana, usa infatti la cenere di ossa per filtrare le impurità dallo zucchero. La cenere di ossa è ottenuta da bovini di India, Pakistan, Afghanistan, morti per “cause naturali”. Le ossa vengono lasciate ossigenare al sole e vendute a commercianti che poi le indirizzano al mercato zuccheriero americano. Lì vengono scaldate e polverizzate fino ad ottenere quel perfetto additivo che rischiarerà lo zucchero.

Carminio

Il Carminio si identifica, nelle etichette, con le sigle C.I. 75470 o E120; ricordatelo perchè sono sicura che, dopo aver letto, starete ben attenti a controllarne la presenza negli alimenti che acquistate.

Il carminio è un colorante usato dall’industria alimentare per conferire ai cibi il tipico tono rosso intenso. E’ ottenuto da insetti della famiglia delle coccinelle, che vengono uccisi attraverso l’esposizione ad altissime temperature oppure tramite immersione in acqua bollente, e poi seccati.

Dato che la parte che contiene la maggior percentuale di carminio è la regione addominale dell’insetto, che contiene le uova, questa viene separata dal resto del corpo, mischiata a una speciale polvere e cotta ad alta temperatura per estrarne la maggior quantità possibile di colorante.

Da qui, finisce dritta dritta in quell’invitante yogurt ai frutti rossi che avete mangiato stamattina, illudendovi anche che così avreste aiutato il vostro intestino.

Negli ultimi anni i produttori di cibi hanno modificato la dicitura relativa al carminio nelle etichette, dato che la conoscenza della modalità di ottenimento aveva fatto calare le vendite, e hanno iniziato a chiamarlo “rosso naturale” o “colorante naturale”.

Se vi fidate, buon per voi, ma io non sono più molto sicura di quel gelato alla ciliegia, e neppure delle caramelle alla fragola.

Aromi Naturali

Come avevamo già visto QUI, dietro la scritta “Aromi naturali” si celano un bel po’ di porcherie.

Se pensate che l’”aroma naturale” contenuto nella vostra caramella all’arancia provenga direttamente dalle arance, beh, ripensateci. Se fosse così, avrebbero scritto direttamente “Arancia”, o “succo d’arancia”, non credete?

Il problema è che nell’”aroma naturale” si può nascondere qualsiasi prodotto chimico o comunque “non-alimentare” che con la natura ha ben poco a che fare. Uno degli esempi più palesi è quello delle patatine fritte del McDonald’s.

La McDonald’s iniziò, nel 1991, ad utilizzare unicamente olio vegetale per la frittura delle patate, in seguito a diverse proteste dell’opinione pubblica che riscontrava altissimi livelli di colesterolo nelle patatine fritte.

Vi chiedete cosa usasse prima per le fritture? Una miscela di grassi animali.

Quando però gli esperti del gigante del JunkFood si resero conto che le patatine avevano perso gran parte del loro gusto, arrivò in loro soccorso il fatidico “Aroma naturale”. Quando le associazioni vegetariane chiesero cosa fosse quell’aroma, Ronald McDonald mandò a dire che trattavasi di “derivato animale”.

Certo, non si premurarono di specificare quale fosse l’animale che regalava quel gusto unico al tubero più venduto al mondo, ma il libro “Fast Food Nation” ha spiegato che si tratta principalmente di lardo di manzo, e in minore percentuale di grasso d’anatra o di cavallo (usati in Francia).

Bacteriophages

Nel 2006 la Food and Drug Administration ha approvato l’utilizzo del Bacteriophages come additivo per contrastare i microbi della listeria negli alimenti a base di carne. Vediamo cosa è, in termini comprensibili, il Bacteriophages.

In una parola: un virus. Anzi, per precisione, l’insieme di 6 differenti virus. Ci sono buone probabilità che il sandwich che i vostri fratelli adolescenti stanno ingollando in questo momento in qualche fast food sia stato spruzzato con una miscela di 6 tipi di virus per impedire che ci prolifichi sopra un microbo che uccide centinaia di persone l’anno.

Se sapere questo non vi avesse disgustato abbastanza, posso rilanciare aggiungendo che la Intralix, la ditta che produce questa gradevole selezione di virus, si prodiga per spiegarvi il funzionamento del suo prodotto.

“I componenti di questi virus hanno teste cave che contengono il DNA virale e code con ventose che si attaccano alle specifiche molecole che si trovano sulla superficie dei batteri della Listeria. Il DNA virale viene quindi iniettato, attraverso la coda, nelle molecole del batterio, che poi produrrà a sua volta cellule fornite di DNA virale.”

Il campo di battaglia su cui si svolge questa guerra Virus VS Microbi è la vostra salsiccia confezionata, il vostro hamburger, la vostra carne in scatola.

Mentre togliete la carne dalla sua bella scatoletta di latta lucida, i batteriofagi dalla testa cava stanno attaccando il battaglione nemico composto dalla Listeria. Tutto ciò mentre voi portate alla bocca la prima forchettata del vostro pranzo.

Beh, buon appetito e.. quando avvertirete un lieve mal di pancia, non dite che non vi avevamo avvisato!